Parte il festival di Sanremo e una folla di spettatori si prepara a seguire l’evento più importante della stagione televisiva oltre che un rito che fa parte stabile dell’immaginario del Paese. “Sanremo è Sanremo”, diceva il tautologico ritornello dei tempi pippobaudiani a dire di qualcosa che ha assunto proporzioni tali da diventare una sorta di assoluto che si spiega con se stesso, un monstrum che tutto fagocita, televisione e politica, società e spettacolo, qualcosa che insomma va oltre le canzoni in quanto tali che negli anni hanno rischiato di diventare solo un comprimario del supershow.
Per la Rai l’occasione per un’abbondanza di ascolti che si spalmano su tutto l’anno, per una raccolta pubblicitaria al top e confermare un connubio con Sanremo che una sentenza del Tar Liguria vorrebbe mettere in discussione. L’enfasi in questi casi è in agguato e ci manca poco per dire che l’Italia si ferma per una settimana. Che il mondo continui a girare con le guerre, le crisi e i dazi, mentre nell’etere della penisola la televisione va a sintonizzarsi a tempo pieno sulle serate e sulla grande bolla del Festival.
Chiacchiere, commenti, giudizi, reazioni che andranno ad alimentare il circolo vizioso di un discorso collettivo, come se non ci fosse altro di cui parlare. Alla fine sarà pure il caso di riflettere sul potere agglomerante e sulla forza di attrazione che una rassegna canora cominciata nel 1951 continua ad avere, al punto da avere superato momenti di crisi e di difficoltà anche pesanti e avere raggiunto straordinari e per certi versi stupefacenti livelli di attenzione. Mamme e padri, nonni, figli e nipoti tutti davanti al piccolo schermo o, per essere in linea con le tecnologie, anche in streaming o in video-on-demand. Gli ascolti sono incisi sulla pietra dell’Auditel.
Furono in 15 milioni a seguire la serata finale della scorsa edizione e il presentatore e direttore artistico Carlo Conti sa benissimo che alla fine saranno loro, i numeri, a decidere su chi avrà vinto. Ha raccolto il testimone che gli ha passato Amadeus. I suoi cinque anni sono stati una parabola ascendente che ha rilanciato e ringiovanito la manifestazione con una scelta che, accanto a nomi importanti di una tradizione, ha allargato il raggio verso idoli e talenti amati dal pubblico più giovane. Così ha riunito fasce di pubblico che abitualmente non frequentano certo la cosiddetta televisione generalista e toccato un’audience record.
Conti ha esperienza, è un conduttore accorto ed equilibrato, ha già diretto e condotto il Festival dal 2015 al 2017. Quest’anno, tanto per non crearti problemi, ha puntato su canzoni “intime”, capaci di raccontare le emozioni e i sentimenti della quotidianità. La canzone come confessionale, ristoro e passatempo del cuore, non come concentrato di messaggi, appelli e sollecitazione problematica.
Anche questo è un segno dei tempi. Si metteranno alla prova i ventinove Campioni e le quattro Nuove proposte che riempiranno le scalette delle cinque serate con la promessa del direttore artistico di non arrivare al colmo della notte come accaduto nelle ultime edizioni e lasciare spazio al Dopofestival di Alessandro Cattelan. Tutto è pronto, una volta c’erano le vallette adesso ci sono i co-conduttori, da Antonella Clerici e Gerry Scotti, la prima serata, a Alessandro Cattelan e Alessia Marcuzzi, l’ultima, passando per Bianca Balti, Mahmood, Elettra Lamborghini, Nino Frassica… vecchi e nuovi arnesi del vippismo nazionale. Quanto agli ospiti, si inizia con un ecumenico duetto israelo-palestinese con Noa e Mira Arwad a cantare Imagine di John Lennon, e via via Jovanotti, Damiano David già frontman dei Maneskin, il divismo fiction con Vittoria Puccini/Belcanto, i protagonisti di Mare Fuori e Vanessa Scalera/Imma Tataranni, Antonello Venditti e il gran botto dei Duran Duran che all’Ariston scatenarono urla isteriche nel 1985 con Wild Boys. Vedremo quest’anno.
Polemiche. Sono un additivo e un condimento indispensabile. Qualcosa è già successo, si è ritirato il rapper Emis Killa coinvolto in un’indagine a Milano, ombre su Fedez dopo lo scambio di colpi all’ultimo corno con la ex Chiara Ferragni, discussioni su Tony Effe già invitato a escludersi dal festone romano di Capodanno per i testi non proprio benevoli sui rapporti con il femminile… Tocca alle canzoni e alle giurie, il solito, complicato incastro di sala-stampa, web, radio, televoto, ed è già partito il toto-Sanremo. Gabbani? Brunori Sas? Giorgia? Cristicchi? Elodie? Lo stesso Tony Effe? Lo scopriremo solo vivendo… il Festival.
Ma Sanremo è anche Accessibile . Tutte e cinque le serate in onda su Rai1 verranno sottotitolate in diretta - con sottotitoli alla pagina 777 di Televideo - e audio descritte con audiodescrizione disponibile sul canale audio dedicato. su un canale dedicato di RaiPLay tutte e 5 le serate verranno integralmente tradotte nella Lingua dei segni italiana.