di Guido Barlozzetti
E anche questo Festival va in archivio. Chiude l’edizione numero 75 con la vittoria di Olly, un robusto giovanotto genovese che canta Nostalgia balorda ovverosia di un amore perduto e chissà se ritornerà. Carlo Conti festeggia un grande successo, conclude con 13.7 milioni di spettatori e il 73% di share, l’unica serata in cui è sceso seppur di poco al di sotto di quella dello scorso anno condotta da Amadeus.
Nell’ultima puntata lo hanno accompagnato Alessia Marcuzzi che dispensava abbracci dappertutto e Alessandro Cattelan uscito dal dopo festival con la solita frenesia eccitata. Momenti memorabili della serata? Nulla di clamoroso se non l’attesa del vincitore e l’esibizione ancora una volta dei 29 Campioni.
Fuori dallo spartito canoro, Gabry Ponte con il tormentone di Tutta l’Italia che ha fatto cantare ancora una volta il pubblico dell’Ariston e in prospettiva infesterà i prossimi anni, Alberto Angela a presentare un suo viaggio sui luoghi del commissario Montalbano e il premio alla carriera a Antonello Venditti.
Sul traguardo finale si sono presentati in cinque, Fedez con il suo Battito un poco oscuro come tutti gli abiti (e le lenti a contatto) che ha indossato, Brunori Sas con L’albero delle noci, un brano dedicato alla figlia, e a Simone Cristicchi che forse pensava di avere vinto con Quando sarai piccola, la sua lettera alla madre malata e il saltabeccante e poetico Lucio Curzi che con Volevo essere un duro ha conteso la vittoria a Olly.
Sarà un caso ma sono tutti maschi, Giorgia che avrebbe avuto titoli è finita sesta, invocata dal pubblico che in coro ripeteva “hai vinto. hai vinto” E ancora più dietro Elodie, Noemi, Sarah Toscano, Serena Brancale, Gaia Clara e, ultima, Marcella Bella. Le canzoni adesso gireranno sulle radio, i social ne parleranno e non si sa quanto resteranno nella memoria.
Ma non è questo che conta, importante è che Sanremo continui a mettere insieme tutte le generazioni, che presenti un programma in cui qualche dinosauro si accompagni a una schiera di giovani talenti che arrivano dai game show della televisione. Conti ha diretto e governato, attento a tenere una temperatura ambientale sotto controllo e a non divagare, rispettando una scaletta ferrea e a orologeria.
Di certo, avere superato sostanzialmente il record dello scorso anno è un viatico anche per la prossima edizione. Non solo i numeri, però, pur importanti anche in relazione alle entrate pubblicitarie della Rai, conta anche il fatto di avere realizzato un’edizione tranquilla, rassicurante, senza strappi, discussioni, intemperanze e monologhi che partono per la tangente.
Carlo è stato un sacerdote ragionieristico e affidabile e ha portato la nave in porto nel segno di una trasmissione popolare, buoni sentimenti, canzoni intimistiche come aveva preannunciato e con il rituale dei co conduttori. Ricordiamo l’assortimento: la coppia comico trash Malgioglio/Frassica con la luce di Bianca Balti, quella istituzionale Gerry Scotti/Antonella Clerici, il trio Lamborghini/Follesa/Leone e il duo Mahmood/Geppy Cucciari.
Ancora una volta la grande cerimonia nazionale è andata in scena, una sorta di settimana sabbatica per tutto il Paese, per quelli che cercano di non ricordare le notizie del telegiornale e anche per chi non guarda la televisione (e sono tanti).