VITE E FATTI MEMORABILI (ALMENO PER ORA)

VITE E FATTI MEMORABILI (ALMENO PER ORA)

La notte degli Oscar

 

di Guido Barlozzetti

Arriva la notte degli Oscar. A causa del fuso orario solo nelle ore piccole fra domenica e lunedì sapremo chi ha vinto la mitica statuetta che introduce all’Olimpo del cinema.

Vincerà come miglior film Anora di Sean Baker? Cosa resterà al fantasmagorico e sorprendente Emilia Perez dopo le polemiche e gli scandali che hanno colpito e abbattuto l’interprete Karla Sofia Gascòn? Toccherà un premio a Brutalist, il film di Brady Corbet che si è imposto per una qualità artistica suprema? Fra gli attori, Adrien Brody che ne è il protagonista o Timothée Chalamet per il suo convincente Bob Dylan? E ancora, per la migliore attrice, la sorprendente e resuscitata Demi Moore di The Substance o Anne Mikey Madison per Anora oppure la commovente Fernanda Torres per Io sono ancora qui?

I pronostici sono aperti, resi incerti proprio dalla disavventura in cui è incorso Emilia Perez che sembrava imbattibile con le 13 nomination che aveva ricevuto, ma i tweet razzisti e islamofobi della protagonista saltati fuori dalla rete hanno messo tutto in salita. Hollywood non perdona certe uscite “scorrette” e Netflix che distribuisce il film in America non ha esitato a eliminarla dalla campagna promozionale per l’Oscar. Insomma, assai difficile che Karla Sofia Gascòn possa essere il primo transessuale a vincere un Oscar.

È l’edizione numero 97, l’esordio avvenne il 16 maggio del 1929 quando l’Academy of Motion Pictures Arts and Sciences premiò come miglior film Ali (Wings) di William Wellman e per la regia Lewis Milestone per la commedia Notte d’Arabia e Frank Borzage per il drama Settimo cielo (all’inizio il riconoscimento era diviso tra i due macrogeneri).

Incuriosisce molto questa premiazione. Avviene appena dopo l’insediamento alla Casa Bianca di Donald Trump e sappiamo quanto Hollywood nella sua storia sia stata percorsa da venti favorevoli al progresso sociale, all’apertura, al dialogo, al riconoscimento delle diversità. Anche l’Oscar sarà una cartina al tornasole dell’America di questo tempo.

Come miglior film, la lotta sembra circoscritta, una volta escluso Emilia Perez, a Anora, la commedia di una sex-worker che sposa un oligarca russo, e a Brutalist, la parabola di Laszlo Toth, un architetto ebreo tra Ungheria e America, alla rincorsa dei suoi sogni. E se vincesse quest’ultimo sarebbe un riconoscimento significativo a una qualità autorale e al rigore assoluto di un linguaggio.

Meno possibilità sembrano avere Conclave, thriller sull’elezione papale firmato da Edward Berger A complete Unknown di James Mangold.

Per la regia ancora in campo Sean Baker per Anora e Brady Corbet per Brutalist. Anche i loro interpreti sembrano avere buone carte.

Da un lato, Adrien Brody potrebbe vincere fra gli attori protagonisti, pur dovendo affrontare la concorrenza di Timothée Chalamet per il credibile Bob Dylan di A Complete Unknown e di Ralph Fiennes, il cardinale Papa-maker di Conclave.

Dall’altro, Mikey Madison, tramontata verosimilmente la candidatura di Karla Sofia Gascòn, deve vedersela con due agguerrite colleghe: Demi Moore per la metamorfosi a cui si sottopone in The Substance, un horror che come genere potrebbe limitarne le possibilità, e Fernanda Torres, la moglie di un medico scomparso durante la dittatura militare in Brasile in Io sono qui. Il film di Walter Salles potrebbe farsi valere per l’intensità civile e politica della sua storia come miglior film internazionale, categorie in cui si trova a contendere soprattutto con l’iraniano, coraggioso e militante Il seme del fico sacro di Mohammad Rasoulof.

Fra gli attori non protagonisti, la contesa è aperta tra Yuri Borisov, il Vanja frastornato di Anora, Kieral Kulkin, uno dei due cugini che vanno in Polonia per onorare la nonna scomparsa in A Real Pain di Jesse Eisenberg (oltre che regista anche l’altro interprete), Guy Pearce per il l’egoico mecenate di Brutalist, e Edward Norton stupendo Pete Seeger in A Complete Unknown.

Fra le attrici non protagoniste, notevoli chances sembra averle Zoe Saldana, per l’intraprendente avvocatessa di Emilia Perez, rispetto a Felicity Jones, Erzsébeth la moglie dell’architetto di The Brutalist, e all’unico nome italiano che figura nelle nomination e cioè quello di Isabella Rossellini, la dura suora del Conclave.

 

Torna alla Homepage di Rai Easy Web