VITE E FATTI MEMORABILI (ALMENO PER ORA)

Carlo Conti, Antonella Clerici e Jerry Scotty scendono dalla scalinata sul palco dell'Ariston

Prima serata del Festival di Sanremo

di Guido Barlozzetti

 

Prima serata del Festival di Sanremo Di Guido Barlozzetti Parte il Festival di Sanremo numero 75 con Carlo Conti che imprime una velocità sconosciuta nelle edizioni precedenti. Chiude addirittura prima del limite previsto dalla scaletta, dando respiro al Dopofestival condotto da Alessandro Cattelan. Conduzione funzionale, lineare, da presentatore-ragioniere che deve mandare avanti lo spettacolo senza sussulti. Lo accompagnano Gerry Scotti che si presenta con la cravatta ma fa presto a togliersela, pacioccone come al solito, un compagnone allegro, qualche punzecchiatura ma senza mai esagerare.

E poi Antonella Clerici che si concede un paio di discese dalle famose e famigerate scale con una mise argentata prima e una dorata poi, anche con una curiosa tendina sulle spalle. Spazio dunque alle canzoni e ai 29 Campioni, si comincia con Gaia e si finisce con The Kolors. Non ci sono incidenti, nessuno sfascia nulla, tantomeno gaffe, gag memorabili o impreviste intrusioni. Predominano I sentimenti, in particolare gli amori in crisi, divisi fra la tentazione di chiudere e la speranza di andare avanti.

Spazio e incertezze, ansie, paure. Tutto fila liscio, perfino troppo. Anche dal punto di vista dell’abbigliamento non ci sono sorprese eclatanti, tantomeno scandali, Elodie non va oltre un abito cangiante che arriva fino ai piedi, Noemi si presenta con un lungo strascico bianco, Rose Villain si immerge in un red fiammeggiante con meches azzurre, Gué si avvolge in un soprabito gessato, un cappottone nero con alamari e spalline dorate per Irama, una mano da Edward mani di forbice per Gaia, i pantaloni a zampa d’elefante del completo bianco di Rkomi Rkomi, Achille Lauro non va oltre uno smoking con guanti bianchi…

Nella tranquillità di quest’esordio, due momenti che ricordano il bisogno di pace in tempo di guerra, il primo con il Papa Francesco in un collegamento registrato e l’altro con il duo Noa/Mira Arwad che cantano Imagine di John Lennon mettendo insieme Israele e Palestina. Il botto lo fa Jovanotti che si annuncia con una tribù di batterie tambureggianti all’esterno dell’Ariston e poi con un percorso travolgente sale sul palcoscenico e propone un medley. Continua a ripetere che il festival è bellissimo e chiude ricordando Sammy Basso e cantando l’ultimo singolo, Un mondo a parte, con Dardust al piano.


Anche Giammarco Tamberi fa la sua parte con disinvolta emozione e annuncia la sua partecipazione alle olimpiadi di Los Angeles del 2028. Un jingle musicale che è già un tormentone, Tutta l’Italia di Gabry Ponte. Nessuna classifica finale, solo i primi cinque ma in un ordine randomico come hanno sottolineato Conti e Scotti. Eccoli, Brunori Sas/L’albero delle noci, Giorgia/La cura per me, Lucio Corsi/Volevo essere un duro, Simone Cristicchi/Quando sarai piccola, e Achille Lauro/Incoscienti giovani.

 

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