di Guido Barlozzetti
Terza serata del Festival di Sanremo nel segno dei Duran Duran. Simon Le bon e Paul Taylor sono tornati dopo quarant’anni sul palco dell’Ariston riproponendo il cavallo di battaglia di Wild Boys, con Vittoria dei Maneskin che li affianca nell’esecuzione. Gli anni passano, anche per loro, la platea li ha celebrati in una serata in cui sono andati in scena l’altra metà dei Campioni e si è proclamato il vincitore delle Nuove proposte.
Settembre con il brano Vertebre ha superato Alez Wyse e ha vinto anche il Premio della critica per le Nuove Proposte e quello della sala stampa intitolato a Lucio Dalla. Lo spartito e la velocità di Carlo conti non cambiano, il Festival procede secondo la scaletta e il conduttore si accompagna con un trio al femminile. Miriam Leone si presenta con una decolletè nero trapunto di perline e poi con un rosso fuoco con un doppio sbocco sulla gonna, infine con un giallo con dei manicotti che a un certo punto lascia cadere.
Più sobria – solo nell’abbigliamento - Katia Follesa. Esordisce con uno slittino con cui vorrebbe privare a scendere le mitiche scale e a Conti che si raccomanda rifila un “che palle!” che spiega subito le sue intenzioni. Ogni suo intervento si propone con un‘irriverenza ironica che non sempre riesce. Il clou lo raggiunge quando si presenta con un cartello, “Vorrei sposare Simon Le Bon”, che alla fine le dà un bacio nemmeno troppo convinto.
Il trio si completa con Elettra Lamborghini, ruspante, immediata, il marito e la mamma in platea. A inaugurare la serata Edoardo Bennato con una canzone che è anche un monito, “Sono solo canzonette”. Alla ricerca di fenomeni e con insistenza che quest’anno mette in fila tanti bambini, sale sul palco Samuele Parodi, un archivio vivente della storia del Festival. Da ricordare le calze zebrate di Sara Toscano, il decolletè blu con doppia balza di Noemi, gli occhiali del maestro Melozzi, lo spacco vertiginoso di Clara, le trasparenze di Gaia.
Non osano invece nulla, fino ad una anonima sobrietà, Brunori Sas, Irama, Olly, Tony Effe vale dire i giovani e gli impegnati. Conti da spazio al Teatro Patologico ideato e animato da Dario d’Ambrosi. Un’esperienza coraggiosa che attraverso la scena vuole affrontare il problema della disabilità e della malattia mentale. Salgono sul palco alcuni protagonisti che sono andati scena con Il Sogno di Simon Boccanegra al Teatro Nazionale in collaborazione con L’Opera di Roma.
Infine un tributo con un premio alla carriera a Iva Zanicchi che a Sanremo ha vinto tre volte, con Non pensare a me, Ciao cara come stai e Zingara. La classifica del finale della serata riunisce un quintetto formato da Olly, Brunori Sas, Coma_Cose, Irama e Francesco Gabbani. Gli ascolti: una media di 10.7 milioni di spettatori con il 59.8% di share.